Ricostruzione del paesaggio della Valle Allione attraversato dal sistema di teleferiche.
Mappa dei sentieri minerari.
Resto di basamento per il traliccio di una teleferica dismessa lungo il Sentiero della castagna.
Castagneto didattico con anfiteatro e casetta in legno locale.
Casca di accumulo “delle Fratte”.
Centrale idroelettrica Enel Green Power di Paisco.
Passo del Vivione.
Consorzio Forestale Valle Allione
L'attività mineraria nella Valle dell'Allione
Valle dell'Allione

La Valle dell’Allione, per conformazione geologica particolarmente ricca di minerali ferrosi, ha conosciuto fin dall’antichità lo sfruttamento di tale risorsa che ha contribuito, fino ad un recente passato, al sostentamento della popolazione locale.

Per secoli il sistema economico si resse sull’estrazione e sulla fusione del minerale nei forni fusori di Loveno e Paisco, di cui si attesta la presenza nelle fonti scritte a partire dalla fine del Quattrocento. Divenuti di proprietà comunale nei primi decenni del Seicento venivano gestiti dalla collettività che ne percepiva i proventi derivanti dall’affittanza. Il ferro prodotto veniva in gran parte venduto nelle fucine della Valle Camonica.

Lo sviluppo economico e tecnologico che cominciò a delinearsi nell’Ottocento, le più intensive opere di sfruttamento e di regolazione delle pratiche di coltivazione mineraria, le evoluzioni politiche ed amministrative, segnarono progressivi mutamenti nelle consuetudini produttive. Si delineò una graduale estinzione delle attività fusorie comunali in concomitanza con l’avvio di una concentrazione delle attività estrattive, prima frammentate in numerose e piccolissime proprietà locali.

Furono le famiglie Simoncini-Panzerini di Cedegolo e Pietro Franzoni di Edolo che detenevano un gran numero di concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti nella media valle, a imprimere un’accelerazione in tal senso. A partire dal primo decennio dell’Ottocento, con la costruzione di un moderno forno fusorio a Forno Allione, il minerale estratto nella Valle dell’Allione, come il carbone di legna prodotto, andava sempre più ad alimentare il forno nuovo costruito all’imbocco della valle.

Un ulteriore processo di concentrazione e sviluppo in senso moderno dell’attività si ebbe con l’affermarsi nel panorama siderurgico camuno della famiglia Gregorini proprietaria di numerose officine per la lavorazione del ferro nel territorio di Vezza. A partire dalla presa in affitto del forno fusorio di Paisco e poi dalle acquisizioni dei beni delle famiglie Franzoni e Panzerini (in particolare il forno fusorio dell’Allione e la proprietà di boschi e miniere), Giovanni Andrea Gregorini guiderà via via la definitiva transizione dalle forme più tradizionali di produzione siderurgica a quelle tipiche dello sviluppo industriale, in un progetto di espansione verticale dell’attività che aveva il suo fulcro nel moderno stabilimento di Castro di Lovere (Bg) sorto nella seconda metà degli anni Cinquanta del XIX sec. Questo si tradusse in un progressivo spegnimento degli antichi forni fusori e in una più razionale opera di coltivazione mineraria con la concentrazione delle concessioni, migliori metodi di ricerca, produzione e trasporto dei minerali attuati con l’ausilio di compendi meccanici.

Nel primo decennio del Novecento allo sfruttamento delle risorse minerarie si aggiunse quello delle acque captate e derivate per la produzione di energia idroelettrica che, unita alla vicende belliche, garantì nuovo impulso alle attività siderurgiche. Nel 1917 la “Società Alti forni, Fonderie, Acciaierie Franchi-Gregorini” riattivò il complesso produttivo di Forno Allione costruendo una moderna acciaieria e le centrali idroelettriche di Forno e di Paisco. Quest’ultima, in funzione dal 1924, utilizza un bacino imbrifero di circa 20 Kmq. Oltre alle due prese principali sul torrente Sellero e l’allacciamento al torrente Vivione vennero captate le acque dei torrenti: Valle Largone, dei Molini, di Scala.

L’acquisizione da parte dell’ILVA della società Franchi-Gregorini (e la dismissione nel 1931 dell’acciaieria di Forno Allione), segnò il passaggio di proprietà anche delle miniere, poi   sotto il controllo della “Mineraria Siderurgica Ferromin” (gruppo IRI-Finsider entro il quale era stata assorbita l’ILVA).

Alla crisi che caratterizzò il Primo dopoguerra seguì una ripresa dell’attività mineraria di ricerca e coltivazione, favorita dalla spinta della politica autarchica e dalla mobilitazione industriale per la produzione bellica. Nel Secondo dopoguerra  la mancanza di una convenienza economica, data l’esiguità dei giacimenti, la deficienza degli impianti e l’ubicazione sfavorevole, fece optare per  la rinuncia della concessione di gran parte dei siti minerari con lo smantellamento delle attrezzature e degli impianti. Si avviarono però operazioni di ricerca. A fruttare nella seconda metà del Novecento la coltivazione della barite, ultima attività mineraria della Valle dell’Allione.

Dell’importante passato minerario rimangono i profondi segni, più o meno visibili, impressi sul paesaggio mutato a seguito dell’attività estrattiva. Le gallerie, le discariche di materiale, ciò che rimane degli impianti e delle strutture di servizio costituiscono un patrimonio storico e culturale che testimonia un lunghissimo capitolo della storia economica e sociale del territorio.

 

Contatti
Consorzio Forestale Minerario Valle Allione
www.consorzioallione.it
e-mail: consorzioallione@tiscali.it
tel. 0364.636160



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