Sezioni e piante delle miniere di Carona.
Planimetria del sito minerario con legenda dei reperti.
Edifici di servizio, dopo i restauri.
Discarica materiale di scarto, antistante le casette.
Interno delle miniere.
Interno delle miniere.
Interno delle miniere.
Comune di Sellero
Il sito minerario di Carona
Sellero

Le origini dello sfruttamento minerario dell’area di Carona non sono identificabili. Se le fonti scritte attestano, dalla metà del Seicento, escavazioni di minerale ferroso e scoperte di rame in alcune località del territorio di Sellero, riferimenti alla località di Carona si hanno solo a partire dall’Ottocento, in concomitanza con l’avvio di un più intenso sfruttamento delle risorse minerarie e una maggiore regolazione legislativa.

Nel corso del 1803-04 il canonico di Malonno Don Francesco Cattaneo, appassionato di mineralogia e appartenente ad una famiglia con interessi nelle locali miniere, si adoperò per il riconoscimento di un filone di solfato di magnesia (sale amaro) nei pressi di Carona. Qui individuò la presenza di rame, ferro, terre di vari colori e solfato di zinco nonché tracce di antiche escavazioni di minerale ferroso. La scoperta del curativo “sal Cattaneo” non ebbe però lo sviluppo sperato: nella rilevazione del 1809 la miniera risultava già inattiva da due anni. Stessa sorte, sempre a Carona, per una piccola miniera di ferro in licenza a Alberto Pacchiotti e Giovanni Lanfranchi. Alla fine del primo decennio dell’Ottocento si attestano, nel territorio di Sellero, anche altre quattro miniere ferrifere tre delle quali dichiarate attive. Le notizie scarse e non sempre attendibili rilevabili dalla documentazione ottocentesca, lasciano comunque intravedere una situazione di sfruttamento alquanto limitata se non nulla, anche quando nel 1873 Giò Andrea Gregorini ottenne, per due anni, un permesso di ricerca di minerale ferroso a Carona.

La fortuna del sito di Carona, che ne determinò il più intenso sfruttamento, è legata alla scoperta della blenda di zinco. Nel 1908 Pietro Curletti, “titolare da alcuni anni di un permesso di ricerca di minerali di zinco, piombo e piriti di ferro e rame, denominato Carona”, ottenne la concessione per l’esportazione di 700 t di blenda ricavate dai lavori di indagine. L’anno successivo venne ufficializzata la scoperta della miniera e nel dicembre del 1911, nonostante il ricorso del Comune di Sellero, venne accordata la concessione per una superficie di circa 387 ettari compresa nei comuni di Sellero e Berzo Demo. Nell’arco di pochi anni si era proceduto all’escavazione di tre gallerie. La prima, denominata Curletti, a circa 887 m.s.l.m poco sotto gli imbocchi degli scavi più antichi e lunga 300 m, permise di ottenere della blenda con una ottimo tenore di zinco. Lo spoglio della lente ricca avvenne coltivando per sbassamento la parte sottostante della galleria, obbligando a sollevare il minerale al piano mediante benne. A quota 837 m.s.l.m venne escavata la galleria denominata Cavalletti per una lunghezza di 140 m e a quota 787 m.s.l.m il ribasso Mezzena scavato per una lunghezza di 250 m.

Dopo l’intensa attività dei primi anni, alla vigilia della prima guerra mondiale la miniera risultava inattiva. Nel 1923, con il subentro della società Montecatini, si registrò la ripresa di uno sfruttamento sistematico del sito. La società milanese, con l’intento di utilizzare sia la blenda che la pirite, nel 1926 acquisì la proprietà della miniera dall’ Ing. Paolo Cavalletti e da Enrico Malaguti, eredi della concessione di Carona dopo la morte di Curletti nel 1913.

La Montecatini si adoperò per attivare un più economico ed efficace lavoro di ricerca, estrazione e movimentazione del materiale. Aprì alcuni piazzali lungo il pendio della montagna ed eresse alcuni fabbricati di servizio. L’energia elettrica, proveniente dalla centrale SEB di Cedegolo, alimentava l’argano per lo spostamento dei vagoni lungo il piano inclinato e un impianto di spezzamento meccanico realizzato nel piazzale a quota 800 m.s.l.m. Qui giungevano i vagonetti carichi di materiale che venivano svuotati nelle tramogge. Il minerale veniva successivamente frantumato meccanicamente, vagliato e lavato da manodopera femminile per poi essere insaccato e trasportato con carri a valle. La Montecatini riprese i lavori di indagine ed escavazione tra il livello Curletti e Cavalletti con numerosi saggi di scavo laterali e mettendo in comunicazione tramite fornelli le gallerie. Senza importanti risultati venne esplorata anche la zona tra il livello Cavalletti e Mezzena dove venne scavata una galleria di una decina di metri e un saggio di indagine.

Dopo solo un quinquennio la società Montecatini avanzò richiesta di sospensione dell’attività mineraria. L’abbassamento del valore dello zinco a fronte degli alti costi di trasporto e la mancata scoperta di nuove mineralizzazioni fecero dichiarare alla società antieconomico lo sfruttamento della miniera anche ipotizzando di investire in una teleferica e in una laveria a Cedegolo che avrebbero abbassato le spese di trasporto e al trattamento del minerale. Nel 1928 si conclusero quindi i lavori di estrazione e dopo un periodo in cui furono smaltite le scorte si concluse l’attività lavorativa. Nel 1951 la Montecatini rinunciò definitivamente alla concessione mineraria di Carona e chiese un permesso di ricerca per minerale di zinco, pirite e solfuri vari che non portò però alla ripresa dell’attività mineraria.

Nel 2003 il sito minerario, di proprietà del Comune di Sellero, rientra in un piano nazionale di recupero e bonifica delle aree minerarie che ha consentito la ristrutturazione degli edifici di servizio del sito.



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