Centro 3t e foto storica anni ’50 dell’ex stabilimento S.e.f.e. in funzione.
Mappa dei percorsi nell'abitato di Sellero. LEGENDA: 1_cappella Madonna di Caravaggio; 2_cappella votiva San Marco; 3_stazione ferroviaria; 4_ex edifici di servizio Sefe - Fucinati; 5_Centro 3T - fornaci ex SEFE; 6_chiesa di Santa Maria Assunta; 7_casa parrocchiale e Scuola materna; 8_scuola primaria 9_casa Comunale e Biblioteca; 10_mulino; 11_casa Camadini; 12_chiesa di San Desiderio. CRONOLOGIA in breve dell'area "Scianica-SEFE": 1896 -... Zitti-Gregorini; 1916 -1925 "Societa' Elettro Metallurgica di Val Camonica G. Murachelli e C." ( B ); 1926 -1968 "Societa' Esercizio Forni Elettrici" ( A-B ); 1970 -1994 "Fucinati s.p.a" ( B ).
Le fornaci viste dal parco antistante.
La struttura del montacarichi oggi utilizzato per ospitare l’ascensore.
Piano di carico.
Scarico del materiale cotto.
Struttura lignea che conteneva il nastro trasportatore della calce.
Parte dell'impianto per la produzione dell'azoto.
Vista del centro storico di Sellero, casa Camadini, sullo sfondo la Chiesa di San Desiderio.
Comune di Sellero
Forni da calce, "Società Esercizio Forni Elettrici" (S.E.F.E.)
Località Scianica, Sellero

Data costruzione: 1939-1941 circa

I forni per la produzione della calce di Sellero, costruiti nei primi anni Quaranta del Novecento, sono l’ultima testimonianza architettonica del sito produttivo che la SEFE  “Società Esercizio Forni Elettrici” eresse nella piana della Scianica. 

La SEFE si stanziò a Sellero nella metà degli anni Venti quando, rilevando un preesistente impianto per la produzione della ghisa (della “Società Elettro Metallurgica di Val Camonica G. Murachelli e C.”, attivo dal 1916) avviò la produzione del carburo di calcio. Ottenuto trattando al forno elettrico carbone coke e calce viva (acquistata da terzi fino alla costruzione delle fornaci), il carburo, che a contatto con l’acqua sprigiona gas acetilene, era impiegato principalmente per l’illuminazione e per saldatura dei metalli.

L’andamento industriale della fabbrica fu da subito strettamente legato alla fornitura di energia elettrica di “supero” che determinò la stagionalità della produzione, in concomitanza con l’eccedenza, e quindi il minor costo, dell’energia elettrica prodotta nel vicino impianto di Cedegolo della “Società Generale Elettrica dell’Adamello” (poi “Soc. Elettrica Cisalpina”, poi “Edison”, poi ENEL).

La disponibilità di energia elettrica e, prima, di forza idraulica, unite alle favorevoli condizioni ambientali (terreno piano) e infrastrutturali (la strada nazionale del Tonale e il completamento nel 1909 della linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo) furono del resto fattori determinanti nello sviluppo produttivo dell’area della Scianica. Un sistema di canalizzazione delle acque aveva portato allo stanziamento di attività artigianali che sfruttavano l’energia idraulica prodotta. Negli ultimi anni dell’Ottocento la ditta Zitti-Gregorini avviò un impianto per la distillazione dal legno di carbone, acido piro-legnoso e alcol metilico, ma le difficoltà, legate al trasporto delle merci, non permisero il decollo dell’industria. Fu Giovanni Murachelli, già alla direzione tecnica della Gregorini di Lovere, a rilevare gli impianti e a dare avvio allo sviluppo industriale dell’area sfruttando il buon prezzo dell’energia elettrica e il favore delle commesse militari.

Nel 1937, dopo una breve parentesi di compartecipazione societaria nella “Società elettro-siderurgica di Valle Camonica” SELVA, che portò per un quinquennio anche la produzione di acciaio inossidabile negli stabilimenti della SEFE, la messa in funzione dei nuovi impianti per la produzione della calciocianamide (un fertilizzante ottenuto dall’azotazione del carburo) garantì un nuovo sbocco commerciale. Il potenziamento industriale culminò con la costruzione dei tre forni per la produzione della calce e l’acquisizione di una cava di calcare che permisero alla SEFE di disporre dell’intero ciclo di produzione.

Il calcare estratto dalla cava “Doil”, situata ai piedi della Concarena, tramite una teleferica di circa 5 km raggiungeva l’area delle fornaci. Con l’utilizzo di un montacarichi il calcare e il carbone coke venivano portati in cima all’impianto, a circa 30 metri d’altezza, dove i forni venivano alimentati a ciclo continuo. Terminato il processo di cottura, la calce prodotta veniva scaricata, vagliata, frantumata e immessa, con un elevatore a tazze, sul nastro trasportatore sopraelevato, ancora esistente, che permetteva l’attraversamento della strada e della linea ferroviaria, garantendo il congiungimento diretto con il resto dello stabilimento dove la calce veniva utilizzata per la produzione al forno elettrico del carburo.

Se la disponibilità e il basso costo dell’energia elettrica avevano determinato la nascita e lo sviluppo di quest’industria elettrochimica, i cambiamenti che si rilevarono in tal senso a partire dal Secondo dopoguerra, uniti alla concorrenza al ribasso dei prezzi di vendita della calciocianamide e agli sviluppi che conobbe il settore dei concimi chimici, segnarono  l’inizio di un irreversibile declino che portò, nella seconda metà degli anni Sessanta, alla fine della produzione e alla chiusura dello stabilimento.

Nel 1970 si stanziò, nell’area dove sorgevano gli impianti per la produzione di carburo e calciocianamide, la “Fucinati s.p.a” (gruppo Tassara) che produsse ferroleghe fino alla metà degli anni Novanta. I forni per la cottura del calcare, dopo una brevissima parentesi di produzione ad opera di terzi, furono abbandonati e successivamente l’area fu ceduta al Comune di Sellero.

Ad esclusione delle fornaci da calce, della passerella-nastro trasportatore e di alcuni immobili di servizio, nel 2001 gli storici edifici produttivi furono demoliti e nell’area sono sorti dei nuovi capannoni con destinazione produttiva e commerciale.

Le fornaci da calce, grazie al restauro ad opera del Comune di Sellero, sono sede dal 2012 del Centro 3T, un progetto ideato e gestito dall’Associazione P.I.R. Post industriale per una nuova ruralità.

 



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