SIM - Sistema Idroelettrico Minerario
Centrale Idroelettrica "Società Elettrica Bresciana"
Cedegolo (BS)

Anno di costruzione: 1909-1910
Progettista: ing. Egidio Dabbeni (1873-1964)
Fine esercizio: 1962

L'energia idroelettrica è alla base dell'industrializzazione italiana e trova in Valle Camonica una delle sue fonti principali sin dai primi anni del Novecento, quando la “corsa all'oro bianco” spinse grandi industriali a contendersi i diritti di derivazione, cioè di utilizzo a fini commerciali dei molti corsi d'acqua della valle.

Fondata nel 1905 a Brescia, la SEB, una delle principali società idroelettriche dell’epoca, ottenne l'autorizzazione a derivare le acque del fiume Oglio presso Malonno nell'ottobre del 1908, dopo non poche controversie. Le comunità interessate dall'opera, infatti, oltre al forte impatto delle opere strutturali sul territorio, avevano rimarcato che la derivazione idrica avrebbe alterato la disponibilità delle acque utilizzate per le attività artigianali e agro-pastorali. Risarcimenti, indennizzi, accordi per forniture gratuite di energia elettrica uniti alle promesse, rimaste inevase, di costruzione e sviluppo di stabilimenti industriali sul territorio, portarono all'accettazione del progetto da parte delle comunità locali e all'approvazione della richiesta da parte dell'autorità competente.

La centrale di Cedegolo, realizzata per sfruttare le acque di questa derivazione, fu costruita nel 1909-1910. Una caratteristica della centrale è di trovarsi in un contesto urbano e non, come la maggior parte delle centrali idroelettriche, in valli laterali o in alta montagna. Tale collocazione fu determinata dal luogo della derivazione e dalla necessità di sfruttare la caduta d'acqua in un punto favorevole: le acque, convogliate nella vasca di carico mediante un canale di 8 chilometri,  entravano nella sottostante centrale attraverso due condotte forzate, dopo un “salto” di quasi cento metri.

L'edificio è opera di Egidio Dabbeni, ingegnere con specializzazione in architettura attivo quasi esclusivamente nel contesto bresciano, ma in rapporto diretto con la migliore cultura architettonica del suo tempo. La costruzione si inserisce nel filone della prima architettura moderna per l'uso precocissimo del cemento armato (invenzione di fine Ottocento che ebbe in Dabbeni uno dei primi esperti su scala europea), per la geometria rigorosa della struttura e per la chiara corrispondenza tra spazi e funzione: la trasformazione e la distribuzione nei quattro piani del volume lato strada, la produzione nel corpo lato fiume, servizi e manutenzione nella torre, di alcuni anni successiva, agganciata ortogonalmente alla sala macchine. Tale distribuzione funzionale fu determinata dal luogo di ingresso delle condotte forzate, che impose di collocare sul lato fiume i quattro gruppi generatori turbina-alternatore e il canale di scarico che, raccogliendo il deflusso, lo restituiva al fiume dopo aver percorso longitudinalmente tutto il fabbricato.

L'esercizio della centrale risultò drasticamente ridotto a partire dal 1950, allorché con l'entrata in servizio della centrale Cedegolo II fu ultimata la derivazione Sonico-Cedegolo. La derivazione del nuovo impianto era collocata a monte della presa SEB di Malonno e ciò ridusse il bacino imbrifero utilizzato dalla centrale SEB da 548 a soli 28 kmq.

Nel giugno 1962, data la vetustà deimacchinari, la centrale venne messa fuori servizio e nel dicembre dello stesso anno, con la nazionalizzazione del settore elettrico e l'assorbimento della SEB, la proprietà passò all'ENEL. Due anni più tardi si procedette allo smantellamento dei macchinari e i locali vennero utilizzati come magazzino di deposito.

Nel settembre 2000 il Comune di Cedegolo acquistò il fabbricato da una società del Gruppo Enel allo scopo di realizzarvi un museo dedicato all'energia idroelettrica. Dopo i lavori di restauro e allestimento, nel 2008 venne inaugurato il Museo dell'energia idroelettrica di Valle Camonica, sezione del Museo dell'Industria e del Lavoro di Brescia. L'esposizione racconta il percorso dell'acqua, dal suo formarsi nell'atmosfera al suo precipitare sullaterra, dal suo condensarsi in ghiaccio al suo raccogliersi nei laghi alpini, dal suo imbrigliamento in dighe artificiali sino all'arrivo nella centrale idroelettrica, dove si trasforma in elettricità attraverso una filiera tecnico-scientifica, rappresentata da macchinari d’epoca di grande impatto. La comunicazione dei contenuti scientifici avviene in dialogo con reperti tecnologici carichi di storia, mentre testimonianze di lavoratori, tecnici, gente comune, fanno da controcanto a filmati che esaltano, con la maestria di un Ermanno Olmi, gli anonimi protagonisti della costruzione dei grandi impianti idroelettrici alpini. Successivi interventi, resi possibili da fondi europei e dal progetto SIM (Sistema Idroelettrico Minerario) sostenuto da Fondazione Cariplo, hanno consentito di dotare il museo di nuovi spazi espositivi con l’allestimento della grande piattaforma sospesa nella ex sala macchine e al terzo piano dell’edificio, mentre il recupero del vasto sotterraneo è dedicato alla rievocazione del mondo delle miniere e dei lavori in galleria, che per secoli, e sino ad oggi, hanno caratterizzato la storia sociale ed economica della Valle Camonica.



« Torna all'elenco dei Beni